Parole di vento..vento di parole...

A cosa servono le parole? Un giorno qualcuno mi ha detto che non contano: volano via appena pronunciate frutto di passeggeri istanti si dileguano. Affascinanti complici dell'apparenza ingannano l'anima, noncuranti accarezzano, leggere feriscono. Oggi penso che ciò non sia vero, almeno in parte. Basta solo che siano vere e sincere ed ecco che acquistano subito peso e valore: consolano, emozionano, comunicano. Il loro potere in poesia, in musica diventa taumaturgico: cura l'anima. Tanto più ricco è l'animo di chi le pronuncia, tanto più esse riescono ad emozionarti.

Chi sono

Utente: FrancyBlog
Nome: Francesca
Quando l’interiore è più forte dell’esteriore, quando dentro vi è più ricchezza che fuori, solo allora si sarà superiori al destino, e la fortuna rimarrà sempre fedele compagna. I - Ching
Partecipo al Concorso di Emozioni indetto da Manuale di Mari

Rosso Venexiano Salotto di Poesia Letteratura Pittura Fotografia

La vita è una fortuna da prendere.
La vita è una bellezza da ammirare.
La vita è beatitudine da gustare.
La vita è un sogno, fanne una realtà.
La vita è una scommessa, falle fronte,
La vita è un compito da fare.
La vita è un gioco da giocare.
La vita è preziosa, abbine cura.
La vita è ricchezza da conservare.
La vita è amore, godila.
La vita è un mistero da scovare.
La vita è una promessa da riempire.
La vita è tristezza da sormontare.
La vita è un inno da cantare.
La vita è una lotta da accettare.
La vita è una tragedia da affrontare con forza.
La vita è un'avventura da osare.
La vita è felicità da meritarsi.
La vita è vita, difendila.
- Madre Teresa di Calcutta -

Ogni alba porta un nuovo giorno,
lavando con la luce della speranza
le macchie e la polvere dello spirito
vuoto di ogni giorno passato.
Vuoi celare te stesso!
Il cuore non ubbidisce,
diffonde luce dagli occhi.
Nella vita non c’è speranza
di evitare il dolore:
che tu possa trovare nell'animo
la forza per sopportarlo.
Cieco, non sai che l'andare e il venire
camminano sulla stessa strada?
Se sbarri la strada all'andata
perdi la speranza del ritorno...
(Rabindranath Tagore)

Solo il dolore è rimasto
Amore, giorno e notte il mio cuore
si strugge d'incontrarsi con te
nell'incontro che è simile
alla morte che tutto divora.
Spazzami via come una tempesta;
prendimi tutto quello che ho;
spalanca il mio sonno
e saccheggia i miei sogni.
Derubami del mio mondo.
In quella desolazione,
nell'assoluta nudità dello spirito,
uniamoci nella bellezza.
Ahimè, che vano desiderio!
Che speranza c'è d'essere uniti
se non in te, mio Dio ?

Finisci allora quest'ultima canzone
e separiamoci. Scorda questa notte
ora che la notte è finita.
Chi cerco di serrare tra le braccia ?
I sogni
non si possono fare prigionieri.
Con mani avide stringo al mio cuore
il vuoto, ed esso mi ferisce il petto.

Donna, non sei soltanto l'opera di Dio,
ma anche degli uomini, che sempre
ti fanno bella con i loro cuori.
I poeti ti tessono una rete
con fili di dorate fantasie;
i pittori danno alla tua forma
sempre nuova immortalità.
Il mare dona le sue perle,
le miniere il loro oro,
i giardini d'estate i loro fiori
per adornarti, per coprirti,
per renderti sempre più preziosa.
Il desiderio del cuore degli uomini
ha steso la sua gloria
sulla tua giovinezza.
Per metà sei donna,
e per metà sei sogno.

Colsi il tuo fiore, oh cielo!
Lo strinsi al cuore
e la spina mi punse.
Quando il giorno svani' e si fece buio,
scoprii che il fiore era appassito
ma il dolore era rimasto.

Altri fiori verranno a te,
con profumo e con fasto, oh cielo!
Ma per me è passato
il tempo di cogliere fiori;
nella notte buia non ho più la mia rosa,
solo il dolore è rimasto.
-Rabindranath Tagore


Per arrivare all'alba ,non c'e' altra via che la notte.
Kahlil Gibran

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mercoledì, 19 dicembre 2007

auguri
postato da: FrancyBlog alle ore dicembre 19, 2007 18:59 | link | commenti (17)
categorie: auguri, pensierino
mercoledì, 30 maggio 2007

Per tutti gli amici ... "difettosi"...

vasi cinesiUn'anziana donna cinese aveva due grandi vasi, ciascuno sospeso all'estremità di un palo che lei portava sulle spalle. Uno dei vasi aveva una crepa, mentre l'altro era perfetto ed era sempre pieno d'acqua alla fine della lunga camminata dal ruscello verso casa. Quello crepato invece, arrivava sempre mezzo vuoto. Per due anni interi andò avanti così, con la donna che portava a casa solo un vaso e mezzo d'acqua. Naturalmente, il vaso perfetto era orgoglioso dei propri risultati mentre il povero vaso crepato si vergognava del proprio difetto ed era avvilito di saper fare solo la metà di ciò per cui era stato fatto.
Dopo due anni che si rendeva conto del proprio amaro fallimento, un giorno parlò alla donna lungo il cammino: "Mi vergogno di me stesso, perché questa crepa nel mio fianco fa sì che l'acqua fuoriesca lungo tutta la strada verso la vostra casa".
La vecchia sorrise: "Ti sei accorto che ci sono dei fiori dalla tua parte del sentiero ma non dalla parte dell'altro vaso? È perché io ho sempre saputo del tuo difetto, perciò ho piantato semi di fiori dal tuo lato del sentiero ed ogni giorno, mentre tornavamo, tu li innaffiavi. Per due anni ho potuto raccogliere quei bei fiori per decorare la tavola. Se tu non fossi stato come sei, non avrei avuto quelle bellezze per ingentilire la casa".

Ognuno di noi ha il proprio specifico difetto. Ma sono proprio la crepa e il difetto che ognuno ha a far sì che la nostra convivenza sia interessante e gratificante. Bisogna prendere ciascuno per quello che è e vedere ciò  che c'è di buono in lui.
Perciò, miei "difettosi" amici, buona giornata e ricordatevi sempre di annusare i fiori dal vostro lato del sentiero...

Una mia cara amica, mi ha inviato questa storiella tramite mail... be' NON potevo NON fare la stessa cosa con Voi, no?  
postato da: FrancyBlog alle ore maggio 30, 2007 16:58 | link | commenti (40)
categorie: racconti, metafora, morale
lunedì, 28 maggio 2007

Il giardino

L'aria tiepida del primo pomeriggio, il cielo azzurro, screziato qua e là da bianche nuvole leggere, l'odore buono della primavera, risvegliarono il desiderio di passeggiare all'aperto.

Inspirò profondamente quell'azzurro, chiudendo gli occhi.

Da quanto stava rinchiusa in casa? Da tanto, troppo tempo per riuscire a ricordarlo con certezza.

Da quel giorno forse, quando senza nessuna apparente ragione, il suo giardino si era seccato lasciandola in compagnia di una vuota solitudine. Da allora nulla attorno a lei aveva avuto più colore, profumo, bellezza in cui perdersi per ore. Nulla più destava in lei gioia alcuna o semplice serenità d'animo. A quale scopo andare per altri giardini, allora? Nel suo cuore, nessuno di loro sarebbe mai riuscito a reggerne il confronto. E quel vuoto lentamente la svuotò senza che lei se ne rendesse conto.

Adesso però, il sole, con generosità, aveva voluto donarle la sua luce. Così, godendo appieno dei suoi benefici, guidò fino al mare. Ritrovò colori e profumi. Ritrovò il sorriso tra l'erbetta piacevolmente umida delle aiuole, quando dal timido tappeto verde, qualche petalo azzurro fece capolino. Si sorprese allora a contemplarne la naturale e delicata bellezza: certo era ben diversa da quella sofisticata ed elegante di rose ed orchidee a cui era abituata, ma ugualmente magnetica. Lo raccolse per tenerlo vicino a sé il più possibile consapevole che anch'esso sarebbe appassito lasciandola nuovamente sola, ma non voleva rinunciare a quella serenità appena ritrovata, anche se destinata a spegnersi presto.

Ringraziò quei petali gentili e la solitudine non gravò più sul suo cuore perché capì che altri bellissimi fiori sarebbero rimasti sempre intorno a lei, bastava solo che non rinunciasse a vederli mentre scartava le erbacce della vita.

postato da: FrancyBlog alle ore maggio 28, 2007 13:12 | link | commenti (4)
categorie: racconti, metafora
giovedì, 05 aprile 2007

Mani

handsEd il tempo parve fermarsi...
Un attimo prima di uscire, Giulia infilò una mano in borsa alla ricerca delle chiavi e si ritrovò assorta ad osservarne le piccole dita che stringevano un simpatico portachiavi verde scuro in gomma morbida.

- Hai delle belle mani - le aveva detto Vito un paio di sere prima, continuando ad accarezzarne una tra le sue col pretesto di scaldarla.
- Ma dai, sono troppo corte per essere belle! - aveva prontamente ribattuto lei. Non aveva mai creduto di possedere belle mani: era sempre rimasta affascinata dalle dita lunghe e sottili e le sue non lo erano di certo. E poi in quel periodo erano sempre così fredde!
- Sì, forse è vero - continuò lui sorridendo - ma non so... credo che siano le unghie piccole e allungate a darvi eleganza - ed il pollice di lui ne accarezzò la liscia superficie rosea. Ripensò al tocco lieve e suadente di quella mano grande e un po' ruvida e a quanto quel calore che mitigava il freddo della sua, la facesse star bene. D'improvviso Vito alzò il braccio continuando a tenerle la mano e guidando l'indice di lei sullo sfondo di un'Agrigento assonnata e illuminata qua e là dai caldi fari della Valle Templi, cominciò a sussurrarne i nomi: - "Tempio della Concordia", "...dei Dioscuri", "...di Giunone".. -. Giulia era piacevolmente sorpresa: si sentiva protagonista di una fiaba!
- Le favole non esistono - cercò di ricordare a se stessa. Almeno non per lei.
- Vorrei tornare a casa. Si è fatto tardi - gli aveva detto allora, divenendo pensierosa.

- Te ne vai così...- le chiese Vito notando il portachiavi verde scuro in gomma morbida che Giulia teneva in mano.
- Conosci un altro modo per andar via? - rispose lei a bassa voce cercando di mantenere un tono scherzoso. Poi non capì più nulla. Le dita calde e convincenti di lui languidamente intrecciate alle sue prendevano a poco a poco il posto del portachiavi che silenzioso cadeva sul sedile mentre quella magnetica luce nei suoi occhi, tra il supplichevole ed il tenero, irrimediabilmente l'attirava verso di lui. Gli sfiorò le labbra con le sue e con slancio improvviso e disperato gli chiese respirandolo: - Abbracciami!- La voce che udì sembrò non appartenerle: emozionata ma ferma e chiara. Spontanea, autentica, mai stata così bella. In risposta a quella richiesta il calore di due braccia l'avvolse e baci teneri piovvero su di lei.
Guidando verso casa quella sera, con il cuore preda di dolcezza e rassegnazione, Giulia decise che non l'avrebbe più rivisto. Non poteva permettersi un'altra delusione. Poteva ancora evitarla, era ancora in tempo. Sì, era quella soluzione migliore. L'unica possibile.

Mentre continuava a rivivere quei momenti, uno squillo interruppe il corso dei suoi pensieri ed il sorriso le increspò le labbra quando guardò il display. Poi si accorse che le sue mani erano più fredde del solito...
postato da: FrancyBlog alle ore aprile 05, 2007 18:05 | link | commenti (36)
categorie: racconti, notte, storie damore
mercoledì, 14 febbraio 2007

Mamma Lu' - Sicilia fine '800

<< Mamma Lu'... Qui nel quartiere ormai mi chiamano tutti così. Forse per via degli orfanelli che vanno e vengono dalla mia casa, ai quali temporaneamente do un po' di tepore familiare. Ohhh!!!! E non state lì a guardarmi storto che non sto facendo nulla di male. Tutto secondo le regole... Percepisco qualche misero soldo di sussidio per mantenerli, questo è vero, ma che poso dirvi: non basta. Che male c'è se fanno qualche lavoretto? Non si rompono di certo! Non pretenderete mica che mandi in giro i figli miei, il mio sangue, e tenga a casa loro, no? 
Come? Cosa sto mescolando adesso? Oh bella questa! Con cosa credete che lavi tutto il santo giorno quelle montagne di panni fino a spezzarmi la schiena? Sceba e lìscia, pura e semplice. Ma non sapete proprio nulla... ufff! Si tratta di malli di mandorla cotti ed essiccati, chiaro adesso? Mi servono per fare il bucato dei signori burgisi... Ma in compenso Graziuccia, Lillina, Cesare  e Stefano e la piccola Rosina, grazie a Dio, crescono bene. La capra pensa al latte e quel paio di galline ogni tanto dà qualche uovo da vendere o da poter scambiare.
In questo momento quello sciagurato di mio marito Antonio che rabbia mi fa... Ah!!! Credetemi, volentieri lo prenderei per il collo... ha perso il posto di maresciallo di finanza. Vi rendete conto? "Abbasso Filì e viva Riolo", "Abbasso Riolo e viva Filì"... gridava  fino a ieri allegro e rubicondo, alzando in alto il bicchiere tra i sorrisetti degli astanti in piazza.
Disgraziato! E tutto per un misero bicchiere di vino annacquato... Le elezioni sono vicine e Filì e Riolo, ora più che mai, stanno sempre lì a contendersi il governo del paese. E quello stupido del mio Antonio che fa? Secondo chi dei due o del loro seguito gli offre da bere,  acclama l'uno e fiocca multe all'altro, fino a quando le due parti non si sono stufate del suo  comportamento da banderuola ed hanno deciso per vie traverse ma note (sapete come vanno queste cose, no?!!) il suo trasferimento in Sardegna.  Inutile dire come lo scansafatiche abbia rifiutato a priori tale decisione con l'atto più semplice di questo mondo: le sue dimissioni. Tanto... MAMMA LU'   LAVA! >>

xxxxxxxxxx

<< Ohhh!!! Sempre lì a guardarmi storto... Non sto facendo nulla di male, neanche adesso. Quello scellerato di Antonio se l'è portato via il vino e io che dovrei fare? Far come mia mamma rimasta vedova a soli 22 anni? Per tutta la vita non ha fatto altro che prendersi cura di me e di mia sorella dimenticando se stessa.  No, mi dispiace, non farò altrettanto. Amo la vita, per quanto dura possa essere. I ragazzi sono cresciuti e così ho deciso di risposarmi... Badate bene però, tutto secondo le regole: chiesa e cancelleria prima di tutto, altrimenti nel mio letto non c'entra nessuno! E poi lo zi' Giovanni c'ha anche la pensione e... niente figli...>>

xxxxxxxxxx

Sicilia - 1955 circa
Mamma Lu' distesa nel suo letto viene accudita amorevolmente dalla nipote Mariné.
- Mariné, cara... dammi un po' d'acqua che ho la gola secca - chiede con voce esitante.
Dopo aver appena bagnato le labbra, continua visibilmente alterata: - Quel medico si sbaglia di grosso. Sono solo un po' stanca... un paio di giorni e sarò come nuova. Sono di fibra forte io...- e così dicendo, la sua mano chiusa a pugno rimbalza, con forza inaspettata per il suo attuale stato di salute, sulla coperta di pecora lasciatele in regalo, anni addietro, dai militari americani arrivati in paese dopo la fine della guerra.
- Ricordati che ho seppellito ben cinque mariti, qualcuno anche più giovane di me... ma ci tengo a dire pure, per zittire le male lingue, che... - ma un improvviso colpetto di tosse la costringe ad interrompersi.
- ...che hai sempre fatto tutto secondo le regole: chiesa e cancelleria prima di ogni cosa! - conclude la nipote con un sorriso divertito. Non era certo la prima volta che udiva quella storia. Notando che quei discorsi ancora facevano presa sulla donna, Mariné continua su quella scia: - Sai, stamattina ho incontrato lo zi' Filippo. Mi ha chiesto se poteva farti visita stasera ma io gli ho detto che sarebbe stato meglio un'altra volta, perché stavi poco bene -
- No, no cara... - riprende subito mamma Lu', allarmata dall'avventato rifiuto della nipote - E perchè mai? Digli che venga pure... Lascialo venire... tanto la notte è del lupo! - altro colpetto di tosse.

Lo zi' Filippo sarebbe diventato il suo sesto marito, ma mamma Lu', nonostante la fibra forte e l'attaccamento alla vita, ormai aveva esaurito il suo tempo.

postato da: FrancyBlog alle ore febbraio 14, 2007 17:56 | link | commenti (36)
categorie: racconti, vita
giovedì, 18 gennaio 2007

Concorso di Emozioni, edizione 2007

Comunicato Stampa n. 1

Concorso di Emozioni, 2007

Parte in grande stile la terza edizione del Concorso di Emozioni promosso dal Blog Manuale di Mari

A seguito del notevole successo conseguito nelle precedenti due edizioni, il Blog Manuale di Mari, Poesie e Storie d’Amore, dà il via alla terza edizione del Concorso di Emozioni.
Dal 2005, centinaia di blogger, autori e lettori hanno partecipato scrivendo poesie e racconti, hanno collaborato come Blog Promotori, inondando il web di annunci e banner vivaci, hanno letto e commentato le opere pubblicate, trasformando, quello che era un fenomeno riservato al mondo dei blog, in un evento appetibile ai media tradizionali e agli editori.
Concorso di Emozioni è una gara atipica, non ci sono premi particolari da assegnare, se non quello della condivisione di emozioni d’amore manifestate attraverso la poesia e la prosa. L’iniziativa si svolge interamente on line: ogni giorno, dal 21 marzo e per la durata di un mese, si pubblicheranno due opere tra quelle inviate dai blogger partecipanti, presentandole alla lettura e ai commenti di lettori e visitatori.

Il 2007, tuttavia, è l’anno che, oltre a consacrare il concorso, lo arricchisce di rilevanti novità. Tra queste è opportuno segnalare le partnership con: Kimerik, l’editore che s’impegna a pubblicare un libro antologia che sarà presentato a maggio durante la Fiera Internazionale del Libro di Torino e raccoglierà tutte le opere partecipanti; Radio Web Stereo, la radio web che seguirà il Concorso di Emozioni per tutta la sua durata, proponendo letture e commenti; ed infine, Dols.net, il Sito delle Donne on line che promuoverà il Concorso all’interno della sua comunità composta di autori e di lettori.

Altro elemento innovativo è da considerarsi la presenza di un Comitato Organizzatore composto di blogger ed autori molto noti nella Blogosfera che garantiranno il pieno svolgimento dell’iniziativa:
Nicoletta Perrone, scrittrice, Editing e rapporti con gli editori;
Tina Galante, giornalista e blogger, Ufficio Stampa;
Fulvia Leopardi, blogstar, Portavoce per la Blogosfera;
Ladyviolet, Segreteria Comitato e moderazione blog;
Artemisia, esperta di grafica e template per blog, Web designer
Curatori per la selezione e la pubblicazione delle opere:
Manuale di Mari, blogger, sezione poesie e racconti
Mashima, poetessa, sezione poesie
Arsomnia, scrittrice, sezione poesie e racconti
Zenzerocandito, scrittrice, sezione racconti
Marilena Abbatepaolo, poetessa, sezione poesie
Chiara De Nardi, poetessa, sezione poesie
Claudia Baldini, scrittrice, sezione racconti

Le informazioni sul Concorso e sulle modalità per partecipare si possono leggere a partire da questo link o cliccando su uno dei banner del Concorso presenti nel Blog Manuale di Mari e in tutti i Blog Promotori dell’iniziativa.

Le opere devono essere inviate entro il 10 marzo 2007 per poter essere inserite nel libro antologia curato dall’Editore Kimerik.

postato da: FrancyBlog alle ore gennaio 18, 2007 16:53 | link | commenti (20)
categorie: iniziative
venerdì, 12 gennaio 2007

La vita è bella ma...

Il periodo delle festività natalizie incombeva e come spesso capita in occasioni del genere, negozi e supermercati sembravano esercitare un fascino particolare sui clienti sempre numerosi. Luisa girava sonnacchiosa tra i vari scaffali affollati spingendo un carrello ancora vuoto: non aveva proprio voglia quella sera di fare la spesa, di tenere a mente ciò che le occorresse in casa al momento e cosa invece sarebbe stato inutile, non aveva voglia di valutare le varie offerte d'acquisto i cui cartelli troneggiavano dall'alto dei prodotti con colori sgargianti nel tentativo di mettersi in mostra e non aveva voglia di confrontare e marchi e prezzi ed ingredienti per trovarne il giusto compromesso. Addosso sentiva solo la sgradevole sensazione di essere presa al laccio da tutti quei cartelli che la invitavano a spendere senza riflettere rimarcando sulla convenienza, mentre lei amava essere libera di scegliere. E poi tutta quella confusione e la coda alla cassa... Be', la spesa comunque andava fatta ugualmente. Sapeva bene  che se non l'avesse fatto se ne sarebbe pentita quando i super fossero stati chiusi e lei fosse rimasta senza nulla in casa... Così allungò una mano ed afferrò un vasetto di nutella formato convenienza per le emergenze, non si sa mai! Anche se con riluttanza, finì di riempire il carrello cercando di acquistare solo ciò di cui aveva effettivamente bisogno lasciando invece che l'ingannevole convenienza continuasse ad urlare disperata le proprie motivazioni tra gli scaffali. Quindi si avviò verso una delle casse meno affollate, o meglio dove notò carrelli meno colmi di spesa. Il suo cellulare squillò. Con un po' d'imbarazzo rispose, quando finalmente riuscì a scovarlo dentro uno dei tanti anfratti di cui era costituita la sua borsa.
- Si mamma, va bene. Penso io a tutto appena rientro. Voi intanto divertitevi e salutatemi gli zii. OK? Ciao...- disse riattacando. Sospirò lievemente osservando la fila alla cassa, poi una copertina rossa dalla scritta sfumata di bianco, distante un paio di metri dalla sua destra,  irresistibilmente l'attrasse: "Suspense" una raccolta di racconti di noti scrittori per lo più americani, degli ultimi cent'anni. A parte qualche nome gli altri le erano sconosciuti: be' sarebbe stato un buon modo per conoscerli, no? Edizione  pocket, 15% di sconto... finì anch'esso nel carrello.
Arrivata a casa mise a posto la spesa, indossò abiti e scarpe comode, aprì il vasetto di nutella e ne prelevò una bella cucchiaiata. Richiuse in fretta il barattolo cacciandolo nella credenza: casomai le fosse venuta la tentazione di prenderne un secondo cucchiaio forse proprio il non avere il barattolo a portata di mano l'avrebbe dissuasa. Seduta sul divano con il cucchiaio in bocca a mo' di lecca lecca si dispose beatamente per gustarsi, e vivere in qualche modo, vicende legali ed assurdi complotti, variegati qua e là da vene umoristiche e magari anche romantiche. Ammirava la genialità degli scrittori nel riuscire in modo del tutto naturale a dare risalto anche a semplici trame, si ritrovava a sorridere con i personaggi per le loro a volte assurde vicissitudini ed imprevisti, si compiaceva con gli autori per le acute ipotesi a cui davano vita i loro protagonisti, adorava la straordinaria fantasia capace di trasportarla in luoghi impensabili... Il racconto, meno impegnativo del romanzo, le permetteva di spaziare liberamente da una vicenda, da un'ambientazione all'altra. Velocemente così si ritrovava ad entrare ed uscire dai molteplici personaggi praticamente senza che se ne rendesse conto. Ciò nonostante, mentre scorreva i vari titoli, si soffermò su una sorta di monologo - biografico:

"Eh, cosa state dicendo?! Ah, che vi sembrano divertenti i miei buffi ed irrazionali comportamenti? Ridete, ridete pure ...ma se riusciste appena a scorgere quale tragedia si cela dietro tale bizzarria, oooh... allora credetemi che ridereste meno o non ridereste affatto.
Sapete il periodo più bello della mia vita l'ho trascorso a Londra. Appena sposata, appena diciottenne (forse, non ricordo bene) secca secca e senza forme, tanto che mio marito dice di avermi resa lui donna. A proposito guardate qui in questo ciondolo che porto appeso al collo. Be' che ne dite di mio marito? Sembrava un attore, che begl'occhi e che portamento! Faceva la sua figura... ma anche io no? Ero carina, vero? Lavoravamo lì a Londra, io come baby-sitter e cameriera presso una famiglia inglese lui come barelliere in ospedale, e la domenica preparavo il pollo, le patate e la torta di mele. Ah, è stato un bel periodo... Ritornarci? Noooo, stzzz... Mio marito lì ha avuto una figlia che adesso forse avrà più di trent'anni. Ero giovane ma non ero scema. Sentivo che ritornava a casa con un altro odore addosso, un odore diverso dal mio e la camicia sporca di rossetto...No, non ero scema. L'ho lasciato libero di andare perché non ero in grado di avere figli ma lui è rimasto ed...ha avuto una figlia, da un'altra... ma è giusto così. Io ero bellina a quei tempi e parecchi uomini mi giravano attorno, ma io... Mai! Non l'ho mai tradito. Per chi mi avete preso?
Adesso ho settant'anni e neanche sembra, vero? Mio marito mi vuole bene ma mi tratta male, si arrabbia sempre, urla e mi rimprovera, cerca di tenermi sempre in casa, dice che sono matta. Tiene lui i soldi, anche quelli della mia pensione. Ditemi un po' se vi sembra una cosa giusta. Mah... però è malato poveretto: ha subito due operazioni al cuore ed avrebbe bisogno di stare tranquillo,  ma per colpa mia... Ah, la vita è bella ma è triste! Be' adesso vado che ho qualche commissione da fare, sono stanca certo ma lo devo fare, è necessario..."

Luisa rimase un attimo pensierosa: quello sfogo le ricordava la sua vicina di casa Brigida. Da un paio d'anni non ci stava più con la testa e più passava il tempo più le cose peggioravano, nonostante le cure psichiatriche. Era sempre in giro anche se le riusciva faticoso muoversi per l'importante aumento di peso. La sua, più che una casa, era diventata un magazzino: numerose borse di verdura ed ortaggi , che puntualmente finivano nella pattumiera, sparse qua e là in cucina, puzzo di stantio e di pomodori andati a male, piatti sporchi sul tavolo, vestiti sparsi in camera da letto, letti da rifare e bagno da pulire. Non preparava più né il pranzo né la cena. Aveva altro da fare come gironzolare sempre per il paese comprando di tutto mentre ripeteva di essere stanca e di non potersi più muovere. Se il marito non le dava i soldi, comprava a credito. Se qualcuno cercava di farla ragionare rispondeva che quelle cose le servivano.
- Meno male che non è in grado di guidare l'auto per recarsi nei grossi supermercati fuori paese - pensava Luisa - altrimenti li svuoterebbe in un lampo senza pensarci, mentre io stasera ho passato buona parte del tempo a fare conti... -
Ma a questi periodi diciamo di "shopping compulsivo" ne seguivano altri di depressione totale. Si rinchiudeva in casa senza nemmeno aver voglia di lavarsi. E ripensava ai suoi  comportamenti ed alla gente che si era approfittata di lei in quei momenti di euforia rifilandole la qualsiasi. Ripensava ai parenti che s'infischiavano di lei e del marito e volevano solo mettere le mani sui risparmi del loro lavoro... e più si arrabbiava più si deprimeva. E cinque minuti dopo dimenticava tutto e voleva vivere in pace con tutti . Chi non la conosceva rideva dei suoi modi e delle sue contraddizioni mentre a Luisa faceva una gran pena; non era sempre stata così. Perché mai la ragione l'aveva abbandonata? La sua era una domanda destinata a non avere risposta, se non quella che Brigida ripeteva spesso: la vita è bella ma è triste.
Ripensò al motivo per il quale sua madre le aveva telefonato: doveva iniettarle la sua dose di insulina. Eh sì, perché come se non bastasse Brigida la stagione scorsa si era anche ammalata di diabete e quel giorno il marito era stato ricoverato per un controllo al bay pass quindi  aveva chiesto a sua madre di somministrarle il farmaco. Ma come al solito Brigida era in giro chissà dove ed al suo rientro sua madre non sarebbe stata in casa così, morale della favola, sarebbe toccato a Luisa farlo. Rapidamente girò le pagine rimanenti della storia, per dare uno sguardo alla fine. Di solito non lo faceva per non rovinarsi la sorpresa ma in quel momento qualcosa la spinse a farlo. Istintivamente rabbrividì alla lettura di quelle ultime righe:
"...mi hanno trovata stamattina distesa nel mio letto, il corpo privo di vita vestito dagli abiti del giorno prima. Dicono che abbia dimenticato il gas aperto... ma io davvero non ricordo... Caro marito mio forse adesso potrai stare meglio... La vita è bella ma è triste!"
Senza comprenderne realmente il motivo si alzò di scatto dal divano, gettò il cucchiaio, ormai lucido, nel lavandino e si precipitò a bussare alla porta accanto. Dopo un po' Brigida rispose con voce assonnata e le aprì la porta. Indosso aveva ancora gli stessi vestiti del mattino, segno che non si era cambiata per andare a dormire mentre un forte odore di gas proveniente dalla cucina aggredì le narici di Luisa. Sul fornello stava una pentola piena d'acqua, la manopola del gas era aperta ma nessuna fiamma era stata accesa. Brigida non capiva e non voleva capire nulla di quel che era successo, o purtroppo non poteva, aveva solo voglia di dormire. Luisa spense il gas, arieggiò la casa, le somministrò l'insulina e l'accompagnò a letto. Non avrebbe combinato più nulla per quella notte: aveva troppo sonno. Ritornò a casa e sedendosi sul divano riaprì il libro, curiosa di terminare il racconto iniziato poco prima, ma di quelle pagine non trovò alcuna traccia.

postato da: FrancyBlog alle ore gennaio 12, 2007 16:40 | link | commenti (8)
categorie: racconti, vita